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si sta bene solo liberi e nascondere le proprie opinioni è più fastidioso che coprirsi la pelle
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NAVIGANTI APPRODATI: *loading*
Volontà…
Sia fatta la tua,
mi dico.
No, certo la mia no.
E’ come un ombrello bucato:
Non è buono per il sole,
Non è buono per la pioggia.
I miei desideri conoscono solo l’oggi
E non hanno giustizia
Perché non contemplano domani.
Se sotto queste coperte calde
Lascio fuori il buio
Immaginando una candela
E questo Dio
Mio amico,
Solo questo posso chiedere:
Un angelo
Per me
Il tempo che basti.
Che entri in questa stanza
E sappia ascoltare le pareti,
giro intorno
e sappia riconoscere gli oggetti
rivivendo in loro
per me
ogni emozione.
Che legga ogni pagina
Di ogni libro
E senta tutte le lacrime
Tutti i sorrisi
Dietro ogni parola,
ogni storia.
Che veda tutte le mie foto
E sappia riconoscere ogni luogo,
ogni ricordo
con amore o dolore,
che ascolti tutta la musica
e abbia chiara
la visione di ogni attimo
in ogni nota.
Un angelo che tocchi ogni penna
E sappia riscrivere
In un istante
Ogni istante.
Che apra tutte le scatole
E tocchi tutti gli oggetti
Che possa entrare in ogni mio vestito,
spruzzare un po’ del mio profumo
e annusando
vederne i contorni.
Che guardi nello specchio
E che veda tutti i visi,
i miei tanti occhi,
tutta la paura,
tutta la speranza
ogni debolezza
e tutta la forza.
Che mi venga vicino,
mi prenda le mani
e possa toccare ogni cosa toccata.
Che legga nelle mie labbra
ogni parola detta
e che senta dalle mie orecchie
ogni cosa udita.
Che s’appoggi tra i miei capelli
Che lasci raccontare alla mia pelle
Tutta la sua vita.
Che si distenda
Docile guardiano
E vegli sui miei sogni
Per una notte intera.
E poi che sia lui
A parlare con Dio
E a chiedere
Per me
La cosa giusta.
Ebbene naufrago.
Che sia per il passato,
che sia per il futuro,
per la paura
di questo incerto futuro
ebbene, comunque sia
lascio…che sia.
Ed è un naufragio nel tempo
E nello spazio.
Negli occhi,
Negli odori,
Tra le vie
e davanti ai portoni
dietro ai quali
altri naufraghi si fanno compagnia.
Tra i lampioni
Cercando altre luci,
un faro.
E tra le onde
che si ripetono,
si rigonfiano e
si riuniscono
Tra le voci
Che trasportano i silenzi
Generati da cuori
Nascosti
Dietro vestiti
dare ascolto al cuore fuori di sè per null'altro che la vita
dare ascolto al cuore fuori di sè per null'altro che la vita
...così breve...
che ci ricorda che
prima che fosse tardi
abbiamo visto le stelle!!
la ripeto dentro di me almeno venti volte al giorno, ogni volta che trovo in questa mia strada qualcosa che mi fa dire "fantastico".
Il cielo con le nubi, il lungomare, un cane, un vecchio, un bambino, una mamma, una mano, una carezza, una birra, un sorriso, uno sguardo, un brivido, una speranza, un saluto, un incontro, una coincidenza, un bacio lieve...tutto.
Mi hanno chiesto: ma non ti manca l'amore?
E si...mi manca. Ma ne vedo tanto in giro che amore in realtà poi non è...è maggiore la mia paura d'aver qualcosa di simile e confondermi. Non capirlo, non vederlo e tenermelo per tanto tempo convinta che sia proprio amore.
Arriverà, un giorno, un alito di vento che non mi farà più essere padrona di me stessa, mi farà smarrire, abbatterà le mie certezze per darmene altre, nuove. Ci saranno altre stelle o semplicemente saranno altri occhi, ci saranno nuove canzoni o, più semplicemente, altre orecchie e un altro cuore.
Ma per ora....mi tengo il mio, di cuore, e lo sento spesso fuori di sè e so che non è per niente altro che la vita, così breve...e mi ricorda che prima che fosse tardi io le stelle le ho viste. Ma viste davvero.
È pertinente che un mero dizionario, anziché indulgere a un’idea di sé quale melensa ancorché alfabetica accozzaglia di lemmi, nutra invece la brama di una lingua intesa come eloquio ricco, facondo e forbito, che contenga luoghi non solo belli ma almeno talvolta ameni, brioche non solo buone ma talora fragranti, insomma una lingua che sappia distinguere la noia dal tedio più tetro e magari Leggi ancora...

“Una cosa però vorrei sapere” dice Alberto, “se la guerra ci sarebbe stata egualmente, nel caso che l’Imperatore avesse detto di no”.
“Ma certo” interrompo io “anzi dicono che lui in principio non la voleva affatto.”
“Bè, se non proprio lui solo, mettiamo, se venti, trenta persone nel mondo avessero detto di no.”
“In questo caso può darsi: il male è che quelle hanno detto di si”.
“E’ buffo a pensarci” continua Kropp. “Noi siamo qui per difendere la patria, nevvero? Ma i francesi stanno di là, anche loro per difendere la patria. Chi ha ragione?”
“Forse gli uni e gli altri” dico io, senza crederci troppo.
“Va bene” dice Alberto, e vedo dalla sua faccia che cerca di confondermi; “ma i nostri professori e pastori e giornali dicono che abbiamo ragione noi, ed è sperabile che sia così; mentre dall’altra parte professori e curati e giornali francesi sostengono che hanno ragione soltanto loro; come va questa faccenda?”
“Questo non lo so” dico io; “quello che so è che la guerra c’è, e che ogni mese vi entrano altri paesi.”
Ricompare Tjaden, ancora eccitato, e si mescola subito al discorso, informandosi in che modo, innanzi tutto, scoppi una guerra.
“Generalmente è perché un paese ha fatto grave offesa a un altro” risponde Alberto, con una cert’aria sentenziosa.
Ma Tjaden fa il tonto: “un paese? Non capisco. Una montagna tedesca non può offendere una montagna francese: né un fiume, né un bosco, né un campo di grano…”.
“sei bestia devvero o fai per burla?” brontola Kropp: “non ho mai detto niente di simile. E’ un popolo che offende un altro…”
“Allora non ho che fare qui; io non mi sento affatto offeso” replica Tjaden.
“Ma mettiti bene in zucca” gli fa Alberto stizzito, “che tu sei un povero villanaccio e non conti nulla.”
“E allora, ragion di più perché me ne vada a casa” insiste l’altro mentre tutti ridono.
“Ma mio caro uomo, si tratta del popolo come collettività, ossia dello Stato” grida Muller.
“Stato, Stato” e Tjaden con aria furbesca fa schioccare le dita “guardie campestri, polizia, tasse ecco il vostro Stato. Se è un tuo parente, ringrazialo tanto da parte mia”.
….
“Vero: però rifletti un po’ che siamo quasi tutti povera gente. E anche in Francia la gran maggioranza sono operai, manovali, piccoli impiegati. Perché mia un fabbro od un calzolaio francese dovrebbero prendersi il gusto di aggredirci? Credi a me, sono soltanto i governi. Prima di venir qui, io non avevo mai visto un francese, e per la maggior parte dei francesi sarà andata allo stesso modo quanto a noi. Nessuno ha chiesto il loro parere, come non hanno chiesto il nostro”.
“E allora a che scopo la guerra?” domanda Tjaden.
Kat alza le spalle: “Ci deve esser gente a cui la guerra giova”.
“Bè, io non sono del numero” sghignazza Tjaden.
“Né tu, né altri qui”
“E chi allora?” insiste Tjaden “Neanche all’Imperatore la guerra giova: lui ha già tutto quello che gli occorre.”
“Non dire questo” interrompe Kat “finora una guerra non l’aveva avuta. E si sa che ogni imperatore di una certa grandezza deve avere almeno una guerra, altrimenti non diventa famoso. Guarda un po’ nei tuoi libri di scuola se non è cosi”
“però è certo che dietro v’è altra gente che ci vuol guadagnare”…….

QUESTO BRANO L'HO COPIATO DA "NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE" DI ERICH MARIA REMARQUE, SOLDATO DI TRINCEA TEDESCO DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE.
R I F L E T T E R E E' QUELLO CHE POSSIAMO FARE.
L’unico punto in cui la musica non arriva si trova esattamente sotto le suole delle scarpe, nei pochi momenti in cui i miei piedi sono a contatto con la terra. Per il resto del tempo la mia bolla di sapone è piena di note e poesia.
Se guardo il palco e affogo nelle luci e tra le corde della chitarra tu che mi stai davanti non hai il diritto di guardarmi perché mi distrai e mi rubi momenti importanti nei quali sono altro e sono altrove. Non hai il diritto di riportarmi indietro quando il viaggio è appena iniziato.
E’ evidente che te ne accorgi perché mi tocchi una guancia, piano piano, e poi metti la tua mano tra i miei capelli come faresti con un bambino.
Io sorrido ma ce l’ho con te.
Non so se potrò perdonarti il furto prezioso, infatti ancora oggi ci penso.

La bocca è chiusa. Non perché non sappia più aprirsi, infatti mangia, beve, sorride. Ma non ha, da tempo, niente da dire.
E non si pescano la parole dal bicchiere, non si trovano nel piatto, non sono in nessun cassetto. Tra i pigiami e le coperte, dentro gli asciugamani piegati.
Il guaio è che non sono più neppure tra le orchidee, un tempo erano appoggiate alle foglie verdi, ai fiori rari, sulla punta delle radici aeree.
Non sono più neppure nell’acqua della vasca e questo è un guaio serio perché lì c’erano sempre.
Che se le siano portate via? Non me ne sono accorta, non me ne sono resa conto. Forse è successo mentre dormivo, forse me l’hanno rubate mentre ero in sogno.
Si sopravvive, si tira avanti. Niente in realtà, da quando sono sparite, è cambiato. Almeno fuori. Il problema vero è che le cose sono migliorate. Le mie parole non amano i periodi luminosi, non si ritrovano bene se non nelle tempeste e in quel poco di dolore che fa nascere i pensieri.
Sono malata di nostalgia perchè nonostante questo mi mancano.

Stamattina la compagnia tocca a Fossati, per un caso, una coincidenza. L’ho incrociato tra le righe di un amico.
Stamattina dopo “nel sottoscala della mia ragione c’è la speranza che tu ritorni, ma è solo un tarlo consuma i giorni….” I pensieri sono arrivati da soli, ma senza dare fastidio, come delle foto.
Mi sono ricordata di quanto mi piacesse la pioggia. Passavo la settimana sperando in un temporale e in tuoni e lampi solo per vedere l’acqua abbattersi sui finestrini, la notte. Solo per avere una fantasia di muro, di persiana, di coperta.
Mi sono ricordata del cuore straziato per una canzone, una frase, una parola. Ogni cosa sembrava scritta per me.
Mi sono ricordata dello stomaco contratto da un sogno, una speranza, una paura, una preghiera.
Mi sono ricordata dei miei vent’anni, di forti emozioni, della vita e di aver provato tanto amore.
“Se fossi un vero viaggiatore ti avrei già incontrata” forse è cosi….

Ho sentito di un accordo segreto
Che Davide suonava e che deliziava il signore
Ma a te non interessa la musica, vero?
Fa così:
La quarta, la quinta, la caduta in minore, l'ascesa in maggiore
Il re perplesso compone l'alleluia
Alleluia alleluia alleluia
La tua fede era forte ma avevi bisogno di una prova
L'hai vista fare il bagno sul verone
La sua bellezza e il chiaro di luna t'hanno sconvolto
Ti ha legato a una sedia da cucina
Ha spezzato il trono e tagliato i tuoi capelli
E dalle tue labbra ha strappato l'alleluia
Alleluia alleluia alleluia
Piccola, sono già stato qui
Ho visto questa stanza e camminato su questo suolo
Vivevo da solo prima di conoscerti
Ho visto la tua bandiera sull'arco di marmo
Ma l'amore non è una marcia vittoriosa
E' un freddo e balbettante alleluia
Alleluia alleluia alleluia
C'è stato un tempo in cui mi permettevi di sapere
Cosa davvero succedeva là sotto
Ma adesso non me lo mostri mai, non è vero?
Ma ricorda quando mi muovevo in te
E anche la sacra colomba si muoveva
E ogni respiro nostro era alleluia
Alleluia alleluia alleluia
Forse c'è un Dio sopra di noi
Ma tutto ciò che ho imparato dall'amore
E' come sparare a chi ti convince a essere sincero
Non è un grido che senti di notte
Non è qualcuno che ha visto la luce
E' un freddo e balbettante alleluia
cover di Hallelujah di Leonard Cohen cantata da Jeff Buckley